Informazione, il ruolo della stampa nell’educazione alla vita buona

“Esistono degli aspetti luminosi e degli aspetti umbratili dell’informazione moderna: siamo nell’epoca dell’informazione diffusa, ma anche di quella che deforma”. Marco Tarquinio, direttore del quotidiano Avvenire dal 2009, usa parole forti e molti esempi che descrivono bene la situazione dei mass media contemporanei per spiegare il “ruolo della stampa nell’educazione alla vita buona”. Martedì scorso, la sua conferenza ha riempito l’aula magna di Palazzo Università, alla presenza del sindaco Raffaele Stancanelli e dell’arcivescovo Salvatore Gristina. Per un’ora e mezza, il giornalista umbro ha tracciato un quadro non molto incoraggiante, anche se non del tutto negativo.
“Sono abituato a vedere la bottiglia mezza piena”, ha affermato Tarquinio. Appunto per questo, non poteva che partire dagli aspetti luminosi dell’informazione contemporanea. Intanto, il pluralismo delle forme e delle fonti delle notizie: la televisione rimane sempre un punto di riferimento fin troppo importante (“Oggi sembra che se non vai in televisione non esisti”), ma la crescita dei social network, dell’informazione su internet e, perché no?, della radio ha un ruolo fondamentale e lo dimostrano anche le rivoluzioni del mondo islamico, sin dalle proteste del movimento verde in Iran. Si tratta di “un’istantaneità permanente”, usando le parole del giornalista.
Tuttavia, proprio questa pluralità di fonti è un rischio. “Qualsiasi notizia, vera o falsa che sia, si diffonde. Si crea una fisicità della gogna, perché l’immagine rimane e non c’è rettifica che tenga”: c’è chi beneficia di mettere in giro delle notizie che possono anche rivelarsi false ma che creano delle conseguenze che mettono tutti in difficoltà. L’esempio più lampante è la crisi, esasperata ad arte per nutrire gli attacchi all’economia italiana, o anche il trascinamento dei fatti di cronaca della triade sangue-sesso-soldi.
La carta stampa ha avuto un ruolo in questi “aspetti umbratili” e il risultato, per Tarquinio, si è anche riflettuto su un calo delle vendite dei quotidiani: “Ormai siamo sotto i cinque milioni di quotidiani venduti ogni giorno, con un tempo di lettura medio di venti minuti, contro i tre minuti di lettura media su internet. Avvenire, invece, cresce poco a poco perché parla dell’albero che cade, ma ascolta anche la foresta che cresce”.
Un aspetto mai abbastanza approfondito è quello della professionalità del giornalista. “È un mestiere serio – è il pensiero del direttore – e svolge un servizio. La libertà del giornalista, però, ha senso se è responsabile: bisogna fornire un’informazione certa e certificata ed è questa l’unica ragione per cui esiste una categoria di professionisti”. Da qui nascono varie considerazioni: pochi si concentrano sul fatto e troppo sul commento (che “deve illuminare, mai deformare il fatto”), pochi verificano le informazioni di seconda mano.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: la disinformazione che gira sulle tasse che paga (o non paga) la chiesa, la necessità o meno di una legge sul suicidio assistito, la perdita di vista di valori basilari come la famiglia e la vita.
“Serve uno sguardo limpido sulla realtà attuale – chiude Tarquinio – ci vuole una misura e una regola che creino l’occhio del lettore per interpretare la realtà; e a questo serve la buona stampa”.
La conferenza è stata inserita all’interno dei festeggiamenti agatini e, in coda al lungo intervento di Marco Tarquinio, se n’è parlato, con lo stimolo delle domande del pubblico.
“Solo immergendomi nella festa di Sant’Agata ne posso capire il valore: bisogna vivere questi momenti”. Sull’immagine negativa che è stata gettata sulla festa non si approfondisce: “Chissà che qualcuno non abbia la speranza di avere un ritorno… Credo che i fuochi mediatici basati sull’enfatizzazione ostile producano solo un effetto boomerang, che si riflettono in buchi di credibilità per l’intera categoria”.
Sono affrontate anche questioni più generali: “Il punto di vista del giornalista c’è, ma su Avvenire affianchiamo il fatto e il commento. L’opinione pubblica è oggi più esigente, anche se spesso chi scrive non pensa a chi legge”. Un ragazzo, inoltre, chiede anche come può la stampa indirizzare i giovani verso una scelta sul proprio futuro. “La nuova generazione rischia di essere schiacciata, ma l’importante è che, se si deve lasciare la propria terra, ci sia una scelta in libertà. Altrimenti c’è un’ingiustizia da sanare”.

dal Quotidiano di Sicilia, 26 gennaio 2012

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