La Sicilia e Roma: percorsi di archeologia

Roma e la Sicilia antica erano due mondi contrastanti? Parte da questo interrogativo la disamina del Prof. Gioacchino F. La Torre, che nel pomeriggio di oggi al Palanaxos ha esposto un’ampia pagina della storia e della storia dell’arte siciliana. Il punto di partenza è l’analisi dell’aspetto che le accomuna: entrambe sono al centro di un crocevia di popoli, Roma nel Lazio e sul Tevere, la Sicilia nel Mar Mediterraneo. Entrambe, inoltre, si sono influenzate a vicenda, soprattutto nell’arte.

La Torre focalizza inizialmente sui contatti tra romani e sicelioti (abitanti della Sicilia pre-romana) prima dell’istituzione della provincia: i rapporti tra le due civiltà erano molto avanzati, tanto che i romani utilizzarono molti elementi dell’architettura nelle costruzioni nella loro Repubblica. Le mura Serviane (costruite probabilmente in collaborazione con i siracusani), le pitture trionfali (come quelle del tempio della Salus, ispirato alle pitture di Agatocle, tiranno di Siracusa che vinse alcune battaglie in Africa), i comitium (luoghi di aggregazione del popolo simili all’ekklesiasterion greco) e alcuni sarcofagi, sono solo alcuni dei molteplici esempi possibili.

La conquista romana della Sicilia avvenne quando i mamertini (popolo del messinese) chiesero aiuto per scacciare i cartaginesi. La guerra che ne seguì (la famossima I Guerra Punica) sancì la conquista dei latini di tutta la Sicilia Occidentale. La parte orientale rimase in mano a Ierone II, tiranno di Siracusa, fino a quando il partito anti-romano non prese il sopravvento e indusse i vincitori ad annettere anche quella parte dell’isola. Inizialmente la Sicilia rimase autonoma e diventò la prima Provincia, poi vennero istituite alcune città privilegiate perché fedeli ai romani. Siracusa, razziata dal console Marcello, diventò per Roma un modello da imitare: le grandi ricchezze furono esposte durante il “trionfo” e interessarono moltissimo il popolo.

In questo clima nacquero le prime collaborazioni nel campo artistico. Siracusa diventò capitale culturale, importando dall’ex madrepatria greca tutte le novità nell’arte e diffondendole nell’isola. Sorsero così alcuni tra i più suggestivi luoghi del mondo. Solunto è un esempio di urbanistica greca con adattamenti apportati da Roma. Segesta è l’esempio più famoso del nuovo modo di costruire i teatri: non più sfruttando solo le colline naturali, ma utilizzando anche riporti di terreno. Il risultato è molto originale e si rispecchia anche nei teatri di Monte Iato e Tindari, mentre quello di Eraclea Minoa è più antico e rispetta la vecchia consuetudine greca. Altre innovazioni e aggiunte si hanno nelle case private (con peristili), nelle sculture, nell’urbanistica e negli oggetti di uso quotidiano (come quelli ritrovati a Centuripe).

Con la crisi derivata dalla guerra tra Sesto Pompeo e Ottaviano, la Sicilia perse buona parte della sua autonomia e vennero installate cinque colonie (mai prima di allora erano stati mandati dei romani a vivere stabilmente nell’isola): Tindari, Taormina, Terme, Catania e Siracusa. L’aumento dell’influenza dal continente aumentò anche le novità nel campo scultoreo e architettonico: statue dell’imperatore, acquedotti e ben tre anfiteatri, oltre alle terme dislocate in quasi tutte le città. L’ultimo periodo della collaborazione tra romani e siciliani è dopo la riforma di Diocleziano, che spezzò l’Impero in Oriente e Occidente. Il ritorno della centralità della Sicilia nell’economia orientale (era cessata la concorrenza egiziana al grano siciliano) coincise con un rinnovato interesse per l’arte, soprattutto per quanto riguarda le villae dei latifondisti (celebre quella di Piazza Armerina) e della produzione artistica paleocristiana.

La relazione del prof La Torre si è conclusa con due interventi che hanno tentato di puntualizzare la presenza di culture pregreche in Sicilia e il debito che la cultura romana ha nei confronti di quella greca.

da Corridoio Webmagazine

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