Biografia di S. Agata

La Santa Patrona di Catania è una tra le più conosciute in Italia e la storia della sua vita è conosciuta da quasi tutti i Catanesi. Centinaia di giovani e meno giovani sono devoti alla “Santuzza”, e alla festa cittadina, che ha il suo culmine tra il 3 ed il 5 febbraio, partecipano migliaia di catanesi ed anche moltissimi forestieri. Le notizie che vengono riportate in questo articolo sono tratte da ‘Il libro dei santi’ di M. T. Ortense.

Ancora oggi, però, alcuni particolari sulla vita di S. Agata sono a noi oscuri. La santuzza nacque tra il 230 e il 235 molto probabilmente a Catania, ma secondo alcuni storici potrebbe essere nata a Palermo. La famiglia a cui apparteneva era una delle più ricche e potenti di Catania. La giovane Agata si era consacrata a Dio, malgrado la propria bellezza fisica e i molti pretendenti che la volevano in sposa.

All’età di circa 20 anni il proconsole Quinziano, governatore della Sicilia, si invaghì della giovane ragazza e le chiese di essere la sua sposa. Ma vedendo che Agata non cedeva, la mise nelle mani di Afrodisia, una prostituta, che aveva il compito di convincere Agata anche con minacce. Per un mese intero, grazie all’aiuto di Dio e alle preghiere, riuscì a sopravvivere e a resistere alle minacce di Afrodisia.

Sant’Agata fu quindi ricondotta da Quinziano e a lui disse che Gesù Cristo era la sua vita e la sua salvezza e non le importava delle torture e delle minacce. Quinziano ordinò allora di flagellarla e poi di imprigionarla. Vedendo che tutto ciò non sortiva alcun effetto, decise di farla torturare con la ruota, arnese fatto con asticelle e chiodi che straziavano la carne. Poiché nemmeno questa tortura faceva crollare la Santa, le fece asportare le mammelle. Dopodiché fu rinchiusa in prigione con l’ordine di non darle né cibo né acqua.

Una notte, però, l’apostolo Pietro con due angeli apparvero in una visione e la risanarono le ferite. Allora, più adirato che mai, Quinziano decise di farla rotolare nuda su carboni ardenti misti a cocci di vaso. Dopo la tortura Agata fu trasportata in carcere (dove oggi sorge la Chiesa di Sant’Agata al Carcere, elevata a Santuario il 23 gennaio 2000 da sua Eccellenza Mons. Luigi Bommarito) e lì spirò dopo ore di agonia, pregando Dio di prendere la sua anima e portarla in Paradiso. Contemporaneamente Quinziano morì nel crollo di un muro insieme ai suoi consiglieri dopo aver avuto una visione. Era il 5 febbraio 251.

da Globus Meridies Magazine, p. 2

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