Una vita di corsa

PEO-032. Una vita dedicata ai motori, dall’officina di Sebastiano Genovese all’azienda moderna che ora gestisce l’intera famiglia: la Bonnici Motorsport ha segnato un’epoca dell’automobilismo siciliano. Salvatore “Turi” Bonnici ne è il cuore pulsante: è lui che creava i motori delle macchine che hanno fatto incetta di titoli italiani negli anni settanta e ottanta, e con i cinque figli continua il suo impegno in uno sport che in Sicilia ha sempre avuto grande impatto e si sta preparando a evoluzioni imprevedibili (o forse no) nei prossimi anni.

SIN DA BAMBINO. «Ho iniziato quando avevo 12 anni – spiega Salvatore Bonnici –, dunque oggi mi conoscono perché sanno che lavoro bene, sia con le auto storiche che con le vetture moderne. Ancora oggi siamo una scuderia che può elaborare i pezzi e potenziare le auto attuali e farle andare forte. Funziona moltissimo, per esempio con le 500 Abarth».

Dunque tutto parte da un’officina in cui l’adolescente Turi impara i trucchi del mestiere e li fa suoi. «Mio padre nasce dall’officina del suo padrino, Iano Genovese – attacca Piero, uno dei figli che ci hanno accolto nell’officina di San Giovanni la Punta –. Era portato a fare l’elaborazione e si è spinto all’estremo, staccandosi da Genovese che si occupava più di assistenza. Con il Trofeo Uno Turbo nasce l’installazione del turbo sulle Fiat Uno, ma per lui era già il pane quotidiano: il primo anno avevamo 13 piloti su circa 40 noi».

Bonnici padre lavora per Genovese dal 1961 al 1974, poi decide di mettersi in proprio. L’esperienza con motori di automobili prodotte da Abarth e Ferrari gli serve perché in breve tempo si mette lui a costruire i motori che serviranno a molti piloti per destreggiarsi nei campionati italiani di velocità della montagna.

LE VITTORIE. Per cinque volte, i conquistatori del titolo italiano di questa specialità conducono delle bicilindriche (Fiat 500 e 126 con motori da 700 cm3) hanno Turi Bonnici alle spalle. Il primo è Piero La Pera: nel 1976 domina nella classe 600 con 120 kmh di media a giro e una punta di 121,805 kmh come giro veloce. Nel 1977 fa il bis. La Pera però scompare il 2 ottobre 1981 lungo tracciato della cronoscalata Val D’Anapo-Sortino, a bordo di una Lola Armaroli, trascinando con sé una fetta di storia dell’automobilismo siciliano.

Le vittorie riprendono nel 1982, ed è l’anno dei record. Antonio Ponticello della Scuderia Etna guida la sua Fiat 126 di gruppo 5 (le cosiddette “vetture di produzione speciale”), disputa la Coppa Csai di montagna, che si conclude dopo 17 tappe con 15 vittorie del pilota (più due secondi posti). È un dominio assoluto che stupisce gli addetti ai lavori e ha una firma tecnica decisiva: «Ho avuto una vittoria bellissima preparata in maniera perfetta dal mio preparatore Turi Bonnici. Devo soltanto a lui queste vittorie», spiegava lo stesso Ponticello in un’intervista all’“Espresso Sera” da campione italiano.

«È stato il motore la nostra arma vincente – ammetteva Bonnici nella stessa intervista –, tutta la sua preparazione ci ha permesso di non “rompere” mai e per ottenere questo risultato ho dovuto metterci parecchia passione e tanti sacrifici».

Il bis arriva nel 1983 e nel 1984, poi anche nel Trofeo Fiat Uno Turbo del 1986 e del 1987, con parecchi piloti che hanno conquistato altri trofei. «Noi mettiamo una bandiera nel logo proprio per evidenziare che abbiamo vinto dei campionati italiani» afferma Stefano, altro figlio di Turi, mostrando al contempo il logo storico.

LE DIFFICOLTÀ ATTUALI. «Le gare sono un po’ scemate nel Sud Sicilia, il Gruppo “N” è abbastanza costoso». Stefano Bonnici si riferisce alle auto di serie con modifiche ad hoc per le competizioni. «Oggi esistono delle gare chiamate “Time Attack” – riprende –: si corre semplicemente iscrivendosi, ma senza gareggiare contro altri, si fanno giri singoli, ovviando ai costi esosi. Si gira con la propria vettura, che viene elaborata».

«Purtroppo non abbiamo strutture come in Emilia», ammette Piero. «Pergusa l’ha presa la Pirelli – approfondisce Stefano –, che ha fatto l’asfalto, però è una pista provinciale. Va molto bene la pista privata di Racalmuto, che va benino, e moltissimi si danno da fare con autodromi e kartodromi: al confronto Pergusa è una pista d’aereoporto!»

Il futuro però è dietro l’angolo. «L’elettrico e l’ibrido sono il futuro – ammette Stefano –, anche se ci sono problemi per il peso delle batterie e per l’autonomia. Noi abbiamo sponsorizzato una macchina solare che ha partecipato all’iLumen European Solar Challenge a Zolder, in Belgio – ricorda Stefano –. Il budget era limitato: gli australiani hanno speso 180 mila euro, noi 15 mila. Non abbiamo sfigurato!» La solar car Archimede 1.1 ha chiuso al 14º posto su 22, vincendo anche il premio Spirit of the Event. Il progetto si basa su tecnologie low cost efficienti ed è il prodotto dell’impegno della Futuro Solare onlus, presieduta da Enzo Di Bella. «Ci crediamo, è questa l’innovazione» conferma Piero.

BONNICI OGGI. La Bonnici, che divide la sua attività in MotorSport e Officine, va oltre i motori da corsa: si occupa dell’officina classica, ma anche di microcar, car wrapping, custom e moto. «Catania è la terza città con più immatricolazioni di microcar in Italia – chiude Piero –, dopo Milano e Roma. I mezzi pubblici non funzionano, dunque si preferiscono alternative. Le microcar devono anche garantire sicurezza, per questo vengono realizzate in vetroresina. Siamo i più forti nel wrapping e nel custom, vengono da noi da tutta Sicilia e dalla Calabria».

«Abbiamo il banco prova potenza per comprendere la cilindrata delle macchine, anche le macchine da corsa dopo eventuali modifiche – chiude Stefano –. Ci sono molte scuderie di rally e cronoscalata che vengono a servirsi da noi. Apriremo anche una concessionaria Fiat e cercheremo di combattere il mercato nero, che è concorrenza sleale».

«In Sicilia oggi si va avanti, nell’elaborazione Catania è e rimane tra i capofila», chiude Salvatore Bonnici. L’automobilismo ha cambiato pelle, ma ci sono tradizioni vincenti che riescono a rafforzarsi e migliorare ancora.

 

da “Paesi Etnei Oggi” del novembre 2018

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L’ultimo volo

PEO-031. «Eri come un temporale: splendido e tempestoso quando arriva, splendido e rincuorante quando finisce» ha ricordato Nicola D’Agostino al funerale della sorella Rosa. Come un temporale estivo, una donna di grande spessore se n’è andata prima del tempo, lasciando chi stava attorno a lei colmo di lacrime e di tristezza.

La folla nella cattedrale di Acireale, il giorno dell’addio, testimonia il segno che Rosa D’Agostino ha lasciato nella comunità acese, ma anche quanto sia difficile separarsi da una persona cara di soli 45 anni, con un lungo percorso da intraprendere di fronte a sé e una vita intensa alle spalle.

La sua è stata una vita segnata anche dallo sport. Quand’era giovane, era nell’ambiente cestistico, ma nella maturità la passione per il volo è stata tanto forte da portarla con sé fino all’ultimo passo e poi tradirla: il rischio, ma anche la libertà che dà potersi librare sulle colline e le pianure della riviera ionica, è un elisir di felicità e che può trasformarsi in un potente veleno che, questa volta, è stato mortale.

L’INCIDENTE. Un’avaria, un guasto tecnico: ancora è presto per dirlo. Lo schianto è avvenuto nel tardo pomeriggio di martedì 11 settembre, meno di un minuto dopo il decollo dall’Aviosuperficie di Calatabiano, a due passi da Marina di Cottone. D’Agostino era su un Tecnam P 92, un aereo biposto ultraleggero di proprietà di un amico, istruttore di volo. Lei lo pilotava quando aveva del tempo libero: aveva la patente di volo e da sei anni frequentava l’aviosuperficie dedicata ad Angelo D’Arrigo. Così coltivava questa sua grande passione.

Era sola, in un momento di svago dal suo lavoro di dirigente di controllo di gestione alla Dacca, ed è morta sul colpo, non appena ha perso il controllo del velivolo, che si è accartocciato su un canneto poco distante dal luogo del decollo, sul torrente Minissale in contrada Pero.

I carabinieri del Comando di Giarre e le autorità giudiziarie stanno ora indagando, per scoprire una verità che non darà alcun conforto alla famiglia di Rosa D’Agostino. Dai primi riscontri, pare che il mezzo fosse sicuro e mantenuto costantemente, come ha dichiarato la Triavio, la società che si occupa dell’aviosuperficie.

L’intera vicenda è ancor più dura da accettare perché è stato il primo incidente di questo tipo avvenuto a Calatabiano. «Sono dispiaciuto per il tragico evento – ha commentato a LiveSicilia il sindaco del Comune etneo, Giuseppe Intelisano – la scomparsa di una persona non può che lasciare sgomenti. È la prima volta che accade un incidente simile da quando è attivo il campo di volo, cioè da 19 anni. Per la comunità di Calatabiano l‘aviosuperficie rappresenta una struttura importante».

LA PASSIONE. «Gli uomini non riescono a consolarsi della dipartita prematura dei giusti, ma è in fine nella prospettiva di Dio che ogni singolo fiore è preservato in eterno. Rosa ha espresso la sua vita in maniera generosa». Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha ricordato così Rosa durante il funerale. Era un “giusto” perché ha vissuto la sua vita al massimo, dando tutta se stessa e ritagliando spazio alla sua passione.

«Pur essendo una disciplina sportiva incastonata in canoni di sicurezza elevati, purtroppo l’incidente può capitare – si dolgono dalla Triavio –. Questa disgrazia ci colpisce in particolar modo perché abbiamo perso una cara amica, una persona stupenda, che aveva questa grande passione, come tutti noi».

Angelo D’Arrigo dà il nome alla pista e proprio al grande pilota catanese va subito il ricordo quando succedono tragedie analoghe: dopo aver volato sull’Everest, aver percorso il Sahara e infranto un gran numero di record a bordo di deltaplani e deltamotori, è deceduto anche lui a bordo di aereo durante una dimostrazione di volo, nel 2006, anche se era passeggero.

La passione che accomuna chi ama il volo traspare proprio da una citazione di D’Arrigo, che ne esprime la filosofia: «L’uomo dispone della facoltà di poter realizzare tante cose. Un’aquila vola ma non va sott’acqua, un pesce vola ma non s’arrampica. L’uomo ha la facoltà di essere polivalente: è una bellezza poetica potersi cimentare in queste attività». La bellezza è poetica e drammatica allo stesso tempo e anche Rosa ha avuto la disgrazia di incrociarne il cammino, ma vivendo fino in fondo.

da “Paesi etnei oggi” del settembre 2018

Progetto Alfa

 

La squadra dell’Alfa promossa in Serie B (foto V. Ferraro)

PEO-030. Catania a spicchi festeggia il ritorno in Serie B: il Girone D accoglie la Polisportiva Alfa, la squadra che ha vinto la Serie C Silver siciliana ed è passata indenne dal tour de force di play-off e spareggi interzona. Il 3 giugno 2018 ha rivalutato otto anni in cui si è lavorato molto sotto traccia, con squadre composte in buona parte da etnei. Acireale per due anni arrivò in finale play-off per la Serie B, ma da tre anni le formazioni maschili si accontentavano della C regionale.

La società è una creazione di Nico Torrisi, dopo l’esperienza a supporto della Pallacanestro Catania e durante la collaborazione con Acireale: l’ad della Società Aeroporto di Catania prese in gestione la palestra del Leonardo da Vinci e iniziò dalle giovanili l’attività. Al suo fianco c’è sempre stato il general manager Carmelo Carbone e da qualche anno il team manager Mario Litrico: sono loro a lavorare dietro le quinte e ad aver ottenuto tre promozioni sul campo in cinque anni e la qualificazione dell’Under-14 per le finali nazionali dello scorso giugno.

L’Alfa disputerà la 21ª stagione di una squadra etnea tra A e B ed è l’11ª squadra etnea che lo fa, sin dal ‘39: è indubbio che la continuità è ciò che servirà per consolidarsi e dare credibilità a un progetto che ha visto un crescendo di consensi da parte del pubblico. Le conferme di coach Bianca e di Gottini, Consoli, Abramo, Agosta e Florio, con gli arrivi di Provenzani, Gatti, Savoca, Longo, Vita e Mazzoleni, mettono in campo una squadra che ambisce alla salvezza senza patemi, pur in un girone di ferro contro laziali, campane e lucane.

Matteo Gottini (foto V. Ferraro)

«Sicuramente dobbiamo andare avanti a piccoli passi – spiega Matteo Gottini, leader carismatico alfista nonché miglior marcatore di sempre delle squadre catanesi in B –. Il prossimo anno l’obiettivo sarà la salvezza. Non penso che abbiamo possibilità e risorse per far meglio. L’obiettivo è sempre arrivare più in alto possibile. Sarebbe un sogno fare un play-off al primo anno, però considerando le squadre esperte che avremo di fronte, che già fanno la B da tempo, ogni settimana sarà una battaglia, dobbiamo sfruttare al meglio il fattore casa, le trasferte saranno difficili. Se vinceremo in casa prenderemo fiducia per vincere fuori e salvarci direttamente».

Sedici squadre, trenta giornate, play-off e play-out: il campionato di terza serie è un tipico torneo cestistico nazionale, lungo, logorante e appassionante. «Tre anni fa ho fatto la finale play-off con Palermo, eravamo una squadra attrezzata e il livello era abbastanza alto – ricorda Gottini, classe ’79 –. Credo che il livello sia rimasto su quella linea. Ma rispetto al passato s’è abbassato: quando ci siamo salvati con la Virtus nel 2006-‘07 c’erano altre cifre, c’erano bei giocatori, i senior in quintetto erano giocatori davvero forti».

La guardia-ala piccola di Fucecchio, in Toscana, ormai è catanese d’adozione per aver sposato Daniela, ex pallavolista, ed è legato ai piedi dell’Etna dove disputerà la sua settima stagione. È lui il giocatore più grintoso, malgrado si avvicini ai 40. «La motivazione principale per cui gioco ancora – ride – è che scarseggia il lavoro in Italia! A parte gli scherzi, ho tanta voglia di mettermi in gioco e riscoprire la Serie B dopo un po’ di anni che manco. Ho raggiunto una certa età ma penso che me la caverò abbastanza bene. Una decina d’anni fa, quando giocavo con la Virtus, ero un altro tipo di giocatore, più guardia tiratrice, ora sono più ala piccola e gioco più per la squadra. Segno meno, però l’importante è dare sempre un contributo per la squadra». L’ottimo coach Andrea Bianca, che ha firmato la promozione alfista, lo ha schierato anche da ala grande. «Va tutto alla grande con Andrea – puntualizza Gottini –, ci conosciamo da anni, sappiamo tanto l’uno dell’altro, ci rispettiamo e c’è fiducia reciproca».

Matteo Gottini (foto G. Lazzara)

La stagione conclusa è stata memorabile: quarta promozione in assoluto di un quintetto catanese sul campo dalla C alla B, è finita con gli spareggi di Ferentino. «È bellissimo. È un sogno che s’è realizzato. Lo dissi a Carmelo Carbone quel giorno che dalla B di Palermo sono venuto a firmare per l’Alfa in Serie D: avrei voluto vedere la società in Serie B. Non pensavo così presto! Siamo stati fortunati e ho il tempo di mettermi in gioco in questa categoria. È stata la stagione della consacrazione per l’Alfa. Era un anno importante. Tutti speravano in un grande risultato ed è stato un anno eccezionale. Siamo partiti bene, poi l’innesto di Agosta ci ha dato una marcia in più. Agli spareggi siamo arrivati pronti e concentrati. Non sapevamo chi avremmo incontrato, ma ci siamo fatti valere e abbiamo meritato tantissimo».

Al Leonardo, che dovrà essere abbandonato perché per la B serve un impianto più capiente, si è visto un grande pubblico: per i play-off di tutte le categorie quest’anno le squadre di Catania e provincia hanno attratto tanto pubblico. «Ho visto sempre più persone al palazzetto con l’andare delle giornate – afferma Gottini –. Abbiamo fatto di tutto per ripagarli e farli tornare il sabato successivo. Ora che siamo in Serie B aspetto più gente e persone nuove che si affaccino a questo sport, noi faremo il possibile per rendere sempre più caldo il campo di Catania avvicinando sempre più persone. Spero che avremo un bel riscontro. Venite a vederci, vi divertirete! Faremo una squadra per far divertire le persone, con un bel mix giovani/vecchi, quindi le prospettive sono positive, però dobbiamo lavorare tanto e dare tutti il massimo. È questo che fa la differenza tra squadre a pari livello».

 da “Paesi Etnei Oggi” di agosto 2018

Bentornati in Serie A

PEO-029. L’Amatori Rugby Catania che torna in Serie A permette di riannodare il filo della storia della squadra siciliana più blasonata nel rugby. Non ci sono scudetti all’attivo per i biancorossi, ma tante stagioni nella massima serie, in cui sono stati lanciati giocatori diventati affermati anche fuori Sicilia e pilastri della Nazionale. Nella nuova ripartenza, gli etnei stanno facendo un passo alla volta, programmando per bene.

«Da metà giugno stiamo lavorando per i nuovi acquisti – spiega il team manager Massimiliano Vinti –. Vogliamo far crescere i nostri giovani con 6-7 elementi più esperti, massimo trentenni. Il primo anno non ci sbilanciamo, soffriremo; già dal secondo anno punteremo ai play-off, per poi tentare dal terzo la scalata all’Eccellenza. Le spese aumentano e la nostra politica è di spendere 99 centesimi se abbiamo un euro in cassa. In passato veniva fatto di tutto e di più per diventare grandi, l’abbiamo pagato caro e oggi proponiamo solo ciò che possiamo permetterci. Abbiamo saldato tutte le pendenze e la gente ci cerca: significa che lavoriamo bene e che lasciamo un buon ricordo a chi gioca da noi».

Il campionato di Serie A è l’anticamera dell’Eccellenza, il massimo campionato, e lo staff dell’Amatori sa bene di quanto sia difficile questo passo. «La A oggi è più difficile dell’Eccellenza – confessa Vinti –, molti giocatori scendono in A perché spesso si guadagnano di più, quindi sarà durissima per noi ma anche per gli altri: Catania è sempre Catania. Siamo pigmei, ma ci facciamo rispettare in qualsiasi categoria».

I “pigmei” etnei sono dunque pronti al salto di qualità dopo aver girovagato per i polverosi campi della Serie B. «Manchiamo da 5 anni dalla A, basta Serie B! – si sfoga il tm –. Ricordo bene quando rinunciammo all’iscrizione, un anno dopo la morte di Benito Paolone. A 24 ore dalla scadenza dell’iscrizione, avevamo una riunione con l’ex sindaco Bianco che avrebbe potuto aiutarci. Il suo addetto stampa Lazzaro Danzuso per quattro ore ci rassicurò che ci avrebbe ricevuto, poi lo fece e noi dovemmo rinunciare alla A. Qualche giorno fa, dopo la promozione, ci ha chiamato per premiarci. Mi fa piacere che i catanesi gli abbiano chiuso la porta così come lui ha fatto con noi».

Vinti non chiude qui il discorso politico, anzi amplia il ragionamento. «Bianco ha aiutato solo chi gli andava dietro – racconta –. Mi fa piacere che siano stati stanziati 400 mila euro per il campo dei Briganti, è giusto perché lavorano con i ragazzi e con la politica. Ma perché noi aspettiamo da due anni un documento dal Comune per partecipare al programma Sport e Periferia? Servono almeno 50 mila euro per rifare il manto del Santa Maria Goretti, che ormai è in asfalto perché non c’è più nemmeno la terra. Confido in Pogliese, che ci ha aiutato anche quando non era politico, speriamo che si curi di ciò che è del Comune e che dia attenzione a tutte le realtà sportive». Durante la sindacatura Bianco, comunque è partita l’esternalizzazione degli impianti sportivi e lo stadio “Paolone” è stato preso in gestione da un consorzio di cui fa parte proprio l’Amatori.

«Con quella rinuncia, siamo ripartiti da zero – ricorda Vinti –. Nel 2013 c’è stato l’assalto ai nostri giocatori, dopo quel disastro ora abbiamo tutte le categorie giovanili dall’Under-8 in su e dobbiamo dare merito allo staff del settore giovanile per il grande impegno. Abbiamo anche una femminile campionessa regionale da quattro anni. Siamo l’unica società in cui si fa fare sport ai ragazzi a costo zero, non pagano né materiale né trasferte». Ecco tracciata la strada per arrivare allo sport per tutti e non solo per l’élite.

Con 19 vittorie su 22 gare, l’Amatori si è guadagnata la promozione dopo l’annullamento dei play-off. «Quest’anno eravamo molto convinti di potercela fare e avevamo imparato dalla sconfitta della finale dello scorso anno – puntualizza il team manager –. Abbiamo confermato e rinforzato il gruppo, tutti hanno fatto grandi sacrifici e i ragazzi sono stati favolosi. Ora andremo anche a Barcellona in Spagna per un torneo di beach rugby. Devo dire che quest’anno il valore aggiunto è stato Stefano Di Tunisi, il nostro preparatore atletico. Dobbiamo ringraziare i nostri tifosi e il nostro main sponsor Umberto Gulisano della Bingo Family. Anche Riccardo Stazzone è stato assorbito dall’attività: è amministratore delegato, si occupa di tutto lui, è l’emblema di una dirigenza appassionata e affiatata. Guardiamo tutti insieme verso un’unica direzione».

Allargando lo sguardo, negli ultimi anni Massimiliano Vinti vede un impoverimento del movimento. «La federazione è riuscita ad abbassare il livello rugbystico quasi allo zero – denuncia –. Quando giocavo in Super 10 con l’Amatori il livello era altissimo. Abbiamo giocato anche in Challenge Cup, c’erano tanti stranieri che facevano crescere il livello. Ora la Nazionale porta risultati da 14º posto nel mondo. Speriamo che le prossime elezioni federali cambino tante cose. Purtroppo la politica federale funziona ad aiutare solo chi porta i voti, manca professionalità, lo subiamo a livello regionale; speriamo che il prossimo presidente lavori per tutti e non solo per chi lo vota».

Vinti è vicino anche ad altri sport: «Sono orgoglioso di mia moglie che va agli Europei – afferma parlando di Deborah Bruni, che a fine giugno ha disputato il torneo di basket con la Nazionale Over-40 –. Non è facile arrivare dov’è arrivata. Il basket dovrebbe approfittare di persone come lei o il coach dell’Alfa maschile, Andrea Bianca, cui faccio i complimenti per la promozione. Fanno crescere il movimento, studiano, sono motivati, fanno crescere il movimento».

da “Paesi Etnei Oggi” del giugno-luglio 2018

San Luigi Acireale, promosso!

PEO-028. «È il completamento di un percorso iniziato tre anni fa, questa sera siamo riusciti a mettere insieme le energie. Queste partite si vincono con il cuore». Le parole a caldo della guardia Andrea Privitera hanno chiuso un triennio che ha riconsegnato al San Luigi Acireale la Serie D di pallacanestro. La promozione è arrivata con la vittoria nella finale play-off contro i giovani dello Sport Club Gravina, al termine di un campionato difficile, il più livellato in vetta degli ultimi tre anni, con i gravinesi che si sono dimostrati superiori durante la regular season ma hanno poi mancato l’obiettivo all’ultimo ostacolo, peraltro in casa.

«Più volte abbiamo sfiorato l’obiettivo, malgrado avessimo le carte in regola – ha affermato l’altra guardia della squadra, il capitano Mariano Torrisi –. Lo sapevamo dall’inizio, da quando ci siamo visti nel 2015 per creare l’Humana. Il primo anno la GM Academy Palermo era più forte di noi, il secondo anno contro il Castanea Messina ci ha penalizzato la formula, quest’anno è andata bene, contro un’avversaria che avrebbe meritato anche lei la promozione. In semifinale, abbiamo sofferto altrettanto anche contro Giarre, altra squadra da salto di categoria».

L’Humana, ovvero lo zoccolo duro di giocatori che si è formato nel 2008 a Valverde e si è evoluto tra Aci Bonaccorsi e Zafferana, ha avuto il grande merito di richiamare un grande pubblico nella palestra del San Luigi per tutti e tre gli anni di Promozione, conclusi due volte in vetta e una al secondo posto. «L’obiettivo – spiega Torrisi – era aumentare il movimento della squadra. È la vittoria più grande, aver avvicinato alla squadra famiglie, adulti e bambini, tanti ragazzi che hanno un punto di riferimento nella prima squadra, aver disputato una gara-3 come se fossimo in casa».

Alle spalle dei biancazzurri che l’anno prossimo affronteranno la seconda serie regionale, in questo triennio è cresciuto anche il settore giovanile guidato da Carmelo Minnella, capace di ricreare entusiasmo e un gruppo di ragazzi nati dopo il 2002 che è molto competitivo a livello provinciale. Finora, il successo maggiore è stato il titolo regionale 3×3 Under-15 dello scorso anno, che ha permesso di accedere alle prime finali nazionali Fip della storia sanluigina e di chiudere solo ai quarti di finale. Tre dei quattro protagonisti della cavalcata (Davide Maccarrone, Salvatore Di Benedetto ed Edoardo Venticinque) quest’anno hanno giocato con la prima squadra, mentre Giorgio Dore è andato all’EuroBasket Roma per fare un’esperienza d’alto livello.

da “Paesi Etnei Oggi” del maggio 2018

Il Basket Acireale è una certezza

PEO-027. Il cuore granata della pallacanestro acese quest’anno ha visto una stagione di gloria. Indipendentemente dal risultato finale, una sconfitta in finale contro Adrano maturata a 2” dalla fine, il Basket Acireale quest’anno ha ritrovato alcune certezze che negli ultimi anni si erano smarrite. La tempesta che ha danneggiato il tetto del PalaVolcan il 5 novembre 2014 ha spazzato via anche le ambizioni acesi, che hanno rinunciato nel giro di qualche mese alla Serie C nazionale e sono ripartiti con il proprio vivaio dalla Serie D regionale, inserendo ogni anno uno straniero per colmare il gap sotto canestro. La generazione del ’99 ha così potuto esprimere le sue qualità che l’hanno portata fino alla finale promozione di Serie D, traguardo che sembrava impensabile a inizio stagione.

«Per me è la finale più bella – ha spiegato il presidente Paolo Panebianco – perché arriva dopo tante traversie e dopo una riorganizzazione tecnica. Coroniamo così un percorso partito quando i ragazzi della classe ’99 avevano otto anni, oggi in cinque sono in prima squadra con responsabilità. La collaborazione con la Pol. Alfa ci ha portati due volte in finale ai tempi della Serie C, allora i frutti del nostro lavoro c’erano, così come oggi».

Nel 2012-‘13 e nel 2013-’14 si arrivò alle soglie della Serie B, tolta solo dallo strapotere di Trapani (oggi in A2) e Cus Messina (che fallì subito dopo). Acireale ha mantenuto comunque l’attività e, malgrado lo sfratto forzato e l’esilio al Leonardo da Vinci di Catania, è riuscito a tenere duro fino alla riapertura della sua casa. L’accoglienza del pubblico è stata eccezionale, basti guardare le immagini di gara-1 e 3 della finale play-off, con 800 e mille spettatori che non si vedevano dai tempi delle finali di C.

La finale dunque è stata non solo un premio per l’impegno di questa generazione anni ’90, costruita in casa e forgiata dalle difficoltà, ma anche un modo per riavvicinare la città alla palla a spicchi: «È l’occasione per portare lo sport ad alti livelli e diffonderlo a tutti – ha affermato Andrea Patanè, classe ’95, uno dei più “anziani” del gruppo –, l’augurio è che si riesca a entrare nelle case di tutti, facendo appassionare i bambini che non giocano e innamorare quelli che giocano già».

Mentre andiamo in stampa, Acireale sta disputando la finalina contro Spadafora, seconda dell’altro girone, che promette un’altra promozione verso la serie superiore: sarà un’altra montagna da scalare, ma per il gruppo di coach Gigi Gumina l’orizzonte è più in là: la crescita continua.

da “Paesi Etnei Oggi” del maggio 2018

Acireale 1929

PEO026. L’obiettivo sembra quello di rileggere il passato per scrivere un futuro diverso. Da qualche mese, il calcio di vertice ad Acireale è guidato da un gruppo di professionisti che fa capo all’iniziativa “Salviamo l’Acireale Calcio”. Fino a domenica 6 maggio il presidente è stato Gianluca Cannavò, che ha avuto un mandato a termine per chiudere bene il campionato di Serie D, con la salvezza. Il prossimo passo è dare un futuro al calcio granata, con la fondazione di una nuova società che probabilmente richiamerà il 1929 nel titolo.

IL PASSATO. Il calcio ad Acireale infatti è nato almeno 17 anni prima rispetto a quanto sempre sostenuto: non nel 1946, ma appunto alla riforma dei campionati che ha creato la struttura A/B/C che tutt’ora conosciamo. Già nel 1929 è documentata la presenza della S.C. Gibel di Acireale nel campionato catanese organizzato dall’Unione Sportiva Catanese, mentre nel 1930-’31 la Società Sportiva Acireale disputava la Terza Divisione federale. Le ricerche frutto del lavoro di Nino Pennisi, storico del calcio, chiariranno ogni punto di questa riscoperta.

«L’idea – spiega l’ex presidente Gianluca Cannavò – nasce dal fatto che dobbiamo costituire la nuova società. Da una ricerca storica fatta abbiamo scoperto che l’Acireale nasce nel ’29, non nel ’46. Abbiamo avuto la certezza della fondazione confutando una serie di informazioni contrastanti. Abbiamo lanciato quest’idea che dev’essere condivisa dalla città e dai tifosi, è giusto che se ne parli insieme, anche perché molti della tifoseria hanno tatuato il ’46, molti sono cresciuti con questa data. Non vogliamo creare nessun tipo d’imbarazzo, sceglieremo insieme. Ne parleremo a breve, entro il mese di giugno si capirà quale sarà il futuro della società».

La riscoperta delle radici storico-sportive si sta facendo strada: partendo dal murales del Massimino di Catania (ne abbiamo parlato a febbraio), per continuare con la stessa tesi avanzata dagli storici del calcio del capoluogo (retrodatare la fondazione del Calcio Catania dal 1946 al 1929), per finire con la precisazione della data di nascita del Palermo (1900 e non 1898). Non è un discorso fine a se stesso, ma di riscoperta delle radici, utili per rendere più completa la tradizione calcistica.

IL PRESENTE. Intanto, ad Acireale si punta a trovare una stabilità che manca ormai da quasi tre lustri. «Insieme ad altri amici abbiamo costituito un comunicato – racconta Cannavò –. Il rischio paventato era il ritiro a fine febbraio dalla Serie D. Ci siamo fatti carico insieme alla proprietà rimasta attiva di portare la società fino a fine campionato, garantendo l’attività e l’aspetto logistico. Ora stiamo cercando di capire il futuro, stiamo lavorando a un progetto nuovo».

Sembra però che sia sempre difficile far calcio ad Acireale. «Non è vero – puntualizza l’ex presidente –, è difficile far calcio in tutte le piazze. Da noi sono state attratte molte persone che volevano speculare, senza progetti seri: sono avventori del calcio. Acireale non è una piazza da Seconda Categoria, ha una storia, è stata in Serie B, nessuno può pensare di far calcio senza progetto e senza risorse. Le società calcistiche devono lavorare seriamente: si fa il budget, la programmazione, altrimenti si truffano tesserati e tifosi».

Il risultato di questi “avventori”, come li definisce Cannavò, sono due fallimenti negli ultimi dieci anni, l’assenza dai campionati professionistici dal 2006, otto degli ultimi dodici tornei disputati tra Eccellenza e Promozione.

IL FUTURO. Le idee in questo nuovo gruppo si stanno delineando: «Vogliamo fare una società nuova in cui i tifosi diventino protagonisti – prosegue Cannavò –. È stata costituita un’associazione, “Noi siamo Acireale”, al cui vertice c’è Giuseppe Fasone. Chi vorrà sostenerla potrà associarsi secondo tre tipe di quote: sostenitori, gold e vip. Ognuna di queste categorie eleggerà un componente, che sarà inserito nella gestione delle società. Chi ama l’Acireale deve sapere tutto: budget, come vengono spesi i soldi, si decide insieme e insieme si mantiene l’Acireale, con trasparenza e coinvolgimento, come fatto da noi finora».

Sembrerebbe un azionariato popolare, come quello che però ha portato al fallimento dell’Ancona dopo due anni di attività. «È un modello diverso – precisa l’imprenditore ed ex consigliere comunale –. L’associazione collabora ma non è la società sportiva, non ci sono le responsabilità di diventare un socio della Srl, ma uno scambio di benefit. L’associazione ha l’obiettivo di tutelare la squadra, senza partecipare nell’assetto economico societario. La maggioranza della proprietà dovrà essere in mano a gente di Acireale. Oltre all’elezione dei rappresentanti nella gestione societaria, i soci saranno fidelizzati durante l’anno. Una struttura accanto è un modello nuovo, che potrebbe essere portato a livello nazionale, è un progetto innovativo che può dare prospettive all’Acireale. Abbiamo la fortuna che i nostri tifosi sono molto maturi e io, come loro, sono convinto che o si fa un progetto serio o non ci sto».

 da “Paesi etnei oggi” del maggio 2018